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L'ultima ricetta per imbrigliare

L'ultima ricetta per imbrigliare

 

i fiumi

   
 
ALLUVIONI / LO STUDIO
L'ultima "ricetta" per imbrigliare i fiumi
Anche in questo periodo di feste di fine d'anno non sono mancate le discussioni sulle opere da eseguire per la difesa dalle piene. Il dibattito pare abbastanza acceso per quanto riguarda le casse di espansione previste sulla riva destra del Tagliamento, quella in Provincia di Pordenone. Ma non mancano le prese di posizione su quanto previsto per il bacino del fiume Livenza, di cui fanno parte il Meduna e il Noncello. C'Ŕ chi sostiene che la diga di Colle, della capacitÓ di 40 milioni di metri cubi d'acqua, sia l'opera in grado di risolvere, una volta per tutte, i problemi delle esondazioni nel Friuli occidentale. Lo stesso assessore ai lavori pubblici del Comune di Pordenone in una riunione con l'AutoritÓ di Bacino ha sostenuto questa tesi, e pi¨ recentemente anche il sindaco Sergio Bolzonello ha ribadito questa tesi.

Lo stesso primo cittadino poi ha annunciato l'organizzazione in tempi brevi di un convegno in cui si presenterÓ la prova scientifica dell'utilitÓ dello sbarramento di Colle. Anche la Propordenone, presieduta da quel Giuseppe Pezzot che in passato Ŕ stato anche assessore ai lavori pubblici al Comune di Pordenone, ha voluto partecipare al dibattito, incaricando il decano degli ingegneri indraulici di Pordenone, Franco Aprilis, di redigere un documento, che Ŕ stato pubblicato nell'ultimo numero della rivista dell'associazione: "La Loggia".

Nella prima parte del suo intervento, Aprilis si sofferma sulla storia delle opere eseguite nel bacino del Livenza, a partire dall'eliminazione dello sfioratore Burrida, a monte di Motta di Livenza, che permetteva di far abbassare il livello del fiume in quel tratto. L'ingegnere, poi, parte per formulare le sue considerazioni dal piano generale previsto dal Consorzio di Bonifica del Cellina - Meduna del '32, che prevedeva i primi serbatoi per l'uso irriguo, di produzione di energia idroelettrica e di laminazione delle piene. Si dovette attendere il '54 per realizzare il primo serbatoio, quello di Barcis, della capacitÓ originaria di 22 milioni di metri cubi e, successivamente, fu la volta di Ponte Racli e dei bacini di CÓ Zul e CÓ Selva sul Meduna.

Il disastro del Vajont poi, per molto tempo, fece soprassedere alla realizzazione di altri invasi, ma poi le alluvioni del settembre del '65 e del novembre del '66 posero di nuovo in primo piano la risoluzione dei problemi provocati dagli eventi alluvionali. Questi ultimi due disastri che provocarono tracimazioni, rigurgiti e rottura di argini in varie localitÓ del bacino del Livenza, produssero per˛ anche nuove proposte per limitare e regolare le portate in caso di forti piene.

Una di queste era il sebatoio di Mezzocanale della capacitÓ di 22 milioni di mc, da realizzare a monte di Barcis, il cui studio idrologico-idraulico fu redatto dai professori Augusto Ghetti e Luigi d'Alpaos dell'UniversitÓ di Padova, iniziativa progettata a cura del Consorzio di Bonifica Cellina-Meduna ma l'opera non venne realizzata.

Aprilis, nel suo intervento con dati precisi valuta anche come si forma la grande portata d'acqua che arriva dal Meduna, al ponte della Pontebbana, in particolare il occasione dell'evento massimo studiato: quello del '66. Secondo Aprilis, un po' per il bacino molto pi¨ vasto ma anche per le modalitÓ degli eventi meteorici studiati, il bacino del Cellina risulta quello da tenere maggiormente in considerazione e, con la diga di Ravedis ultimata, la situazione migliorerÓ in maniera apprezzabile. Nell'articolo in questione si possono leggere anche interessanti osservazioni su quanto successe due anni fa, quando, pur non riscontrando nei fiumi interessati del nostro territorio portate eccezionali ci sono state lo stesso consistenti tracimazioni e gravi danni specie, a Pordenone. Secondo Aprilis, in estrema sintesi, i motivi principali delle quote straordinarie che hanno raggiunto le acque del Meduna e di risposta del Noncello, in quella occasione sono stati la insufficiente manutenzione straordinaria, ma anche ordinaria, dei fiumi e in particolare del Meduna, tra la Pontebbana e Tremeacque alla confluenza con il Livenza. Aprilis, alla fine del suo saggio, non manca di analizzare le possibilitÓ di intervento per migliorare la situazione in atto e, una di queste, Ŕ la formazione di una cassa di espansione nella depressione di PrÓ dei Gai in destra idrografica del Livenza in Veneto.

Un'altra possibilitÓ esposta nell'articolo Ŕ quella di estendere l'area dei magredi in grado di assorbire parte delle portate che sono riversate da monte dal Cellina e dal Meduna, con la realizzazione di traverse per frenare la corrente. Altro provvedimento, che fa parte anche di proposte ufficiali dell'AutoritÓ di Bacino, Ŕ quello di realizzare scarichi di fondo, e un loro collegamento con galleria, nei bacini sul Meduna di CÓ Selva e cÓ Zul, per permettere il loro svuotamento pi¨ veloce in caso di eventi meteorici importanti. L'ultima osservazione di Aprilis riguarda la sistemazione degli alvei, giÓ in parte in corso, in modo che i fiumi vengano messi in grado di smaltire le portate che in futuro transiteranno verso valle, preventivamente regolate nei cinque bacini esistenti a monte. Per quanto riguarda il sesto bacino, quello di Colle, l'ingegnere si limita di osservare che il progetto sucita qualche perplessitÓ: per la permeabilitÓ del fondo e dei versanti dell'invaso, e l'impatto ambientale che "appare non essere irrilevante"

Giulio Ferretti

Fonte: www.gazzettino.it á