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Diga di Colle

Diga di Colle

 

25 maggio 2005

   
 
Via libera» alla diga di Colle
Due righe "nascoste" in una comunicazione ai sindaci interessati che lo scoprono solo ora
L'ultimo Consiglio dei ministri guidato da Silvio Berlusconi, nella seduta del 27 aprile, ha approvato definitivamente il piano stralcio per la sicurezza idraulica del bacino del Livenza, sottobacino dei fiumi Cellina e Meduna. Nel documento sono contenute le modalità di messa in sicurezza dei territori della Bassa, prima fra tutte la realizzazione della diga di Colle di Arba, un'opera fortemente osteggiata dalla popolazione pedemontana, ma vista come indispensabile dal capoluogo di provincia e dai comuni rivieraschi (compresi quelli del Veneto Orientale) per mettere in sicurezza dalle alluvioni i loro territori. Il decreto ministeriale appena approvato pone la parola fine (salvo il particolare, non trascurabile, della copertura economica, il cui costo è stimato sui 130 milioni di euro, ancora tutti da reperire) su una diatriba che prosegue da oltre 20 anni a causa dei due fronti contrapposti, che non hanno mai trovato un punto di sintesi. In realtà, però, la bozza del piano stralcio non conteneva affatto come prima opera (e forse unica, visto il costo) la traversa di Colle, ma numerosi altri interventi meno onerosi e impattanti per l'ambiente, tra cui l'autolaminazione delle piene, grazie alle casse di espansione naturali (da ripristinare nelle zone magredili di Cordenons e di Vivaro, e da realizzare ex novo a Prà de Gai, in Veneto), gli interventi sui bacini idroelettrici montani di Ca Selva, Cà Zul e Redona (Val Tramontina) oltre, naturalmente, al completamento e all'entrata in funzione a pieno regime dello sbarramento di Ravedis, in comune di Montereale Valcellina.

È proprio questo il motivo dello scontro tra le comunità collinari e la pianura: per Arba, Cavasso Nuovo, Meduno e Sequals (ma anche numerose altre realtà della pedemontana), la diga di Colle avrebbe dovuto restare l'ultimo degli interventi possibili e non diventare improvvisamente l'opera prioritaria; dal canto loro Pordenone e i comuni della Bassa (tra cui Prata, Pasiano, ma anche Motta), vedevano la diga come ancora di salvezza rispetto al rischio piene, soprattutto dopo quanto avvenuto nel novembre del 2002, e nonostante i tanti interventi di difesa idraulica e spondale che, da allora, si sono realizzati lungo la parte meridionale dell'asta dei corsi del Cellina, del Noncello e del Meduna.

Appresa la notizia dell'approvazione del piano (che, nonostante l'importanza, era incredibilmente contenuta in una postilla di una nota di servizio del segretario generale dell'Autorità di Bacino), da Arba, epicentro degli eventuali problemi d'impatto ambientale e rischio per la popolazione, gli amministratori sono insorti contro la Regione e in modo particolare contro l'assessore all'Ambiente, Gianfranco Moretton. «Esattamente due anni fa fa sapere il sindaco, Elvezio Toffolo abbiamo chiesto un incontro a Moretton per evitare che si arrivasse alla stessa situazione in cui si trovano le casse d'espansione sul Tagliamento, all'altezza di Pinzano e Spilimbergo. In quel periodo lui giustificava la scelta di andare avanti col progetto delle casse con la necessità di rispettare una legge approvata da altri. Noi ammonimmo sull'esigenza di evitare di trovarsi in quella situazione tanto obbligatoria quanto imbarazzante, vista anche la scarsa fiducia che molti scienziati internazionali ripongono in quell'opera. Da allora, salvo un generico incontro a Meduno che si concluse senza alcun accordo per coinvolgere gli Enti locali e la popolazione nelle decisioni finali, nulla è accaduto. Salvo scoprire ora che il nuovo piano stralcio è legge dello Stato e prevede come primo intervento la diga di Colle». A preoccupare gli amministratori e la gente non è solo l'impatto ambientale (causato dall'altezza dello sbarramento, che si staglierebbe in maniera inquietante sopra l'attuale vecchio ponte in cemento sulla statale 464, come si evince chiaramente dall'elaborazione al computer dell'opera realizzata dal Comune di Arba), ma gli stessi studi di fattibilità risalenti a qualche anno fa, che ventilavano uno spettro terribile, soprattutto per le popolazioni di queste zone (vedi Vajont), visto che nutrivano seri dubbi sulla tenuta della sponda destra della diga. Si dovrebbe innestare, coi suoi milioni di metri cubi di cemento armato, proprio nella collina dell'abitato di Colle. Una dorsale tutt'altro che stabile e, secondo alcuni geologi, troppo friabile (e non sufficientemente alta) per sostenere una simile, mastodontica struttura.

Lorenzo Padovan

Fonte: www.ilgazzettino.it